ANCR (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci - Sezione Valle del Santerno)

 

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GENITORI: ascoltate un gruppo di ex combattenti per  l’educazione alla pace dei vostri figli a casa, a scuola,  fuori!                                                                                

ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI E REDUCI                                     SEZIONE VALLE SANTERNO  

Via Roma, 77 - 40021 Borgo Tossignano BO   Cell. 347 0597580 

 
  Sede nazionale in Via San Nicola de’ Cesarini, 3
00186 ROMA
Eretta in ente morale con R.D. 24 giugno 1923, n. 1371, modificato con D.P.R. del 10 marzo1986, n. 127.
Codice fiscale n. 80078250588
FEDERAZIONE PROVINCIALE DI BOLOGNA
Via de’ Pignattari, 1- 40124 BOLOGNA,
operante, fin dai primi tempi del 1920, coordina le sezioni ANCR della Provincia.
SEZIONE VALLE SANTERNO
operante fin dai primi tempi come Sezione di Tossignano, poi come Sezione di Borgo Tossignano, infine riunita con i restanti nuclei dei paesi vicini.
 
PREMESSA La Sezione A.N.C.R. “Valle Santerno” e il Motto: “Rispetto per sé stesso e per gli altri”.
PARTE PRIMA:SULLA EDUCAZIONE ALLA PACENELLA SCUOLA PRIMARIA
1.1 Educazione alla pace nelle scuole per l’anno scolastico 2007-2008
1.2    Tema per il 2007-2008: “La pace si impara a scuola”.
1.3    Conclusione sulla parte prima: necessità di reagire all’attuale sbandamento.
PARTE SECONDA: SU ALCUNI CONCORSI INDETTI DALL’A.N.C.R.
2.1  Preliminare allo svolgimento del Concorso A.N.C.R. 2007-2008 sul tema “La pace si  impara a scuola”.
2.2   L’impronta del comportamento del singolo individuo: rispetto per sé stesso e per gli altri.
PARTE TERZA. ESEMPI E CONCLUSIONI RELATIVE DELL’A.N.C.R.
3.1  Esempi di mancanza di rispetto quotidianamente ricontrabili (mancanza di attenzione e incidenti).
3.2   Conclusioni relative alla parte terza.
PARTE QUARTA. SULL’EDUCAZIONE ALLA PACE NELLA SCUOLA PRIMARIA.
4.1   Liceità della sperimentazione di un metodo per educare alla pace.
4.2   Proposta di sperimentazione in almeno una classe.
4.3   Attuazione dell’ottavo Concorso a premi per il 2008-2009 e del nono per il 2009-2010.  
PARTE QUINTA.  UN ESEMPIO DI ATTIVITA’ EXTRASCOLASTICA DELL’A.N.C.R.
5.1   Omaggio alla città di Filottrano.
5.2   Cariche della Sezione Valle Santerno.
 
 

 

 
 
 
ESTRATTO DI NORME STATUTARIE
Possono essere Soci i cittadini italiani che sono in possesso della documentazione di legge attestante la qualifica di Combattente (Esercito, Marina, Aviazione, Partigiani) ed anche coloro che avendo fatto parte delle forze armate fasciste, dopo l’8 settembre 1943, non abbiano dato prova di gravi faziosità.
 
PREMESSA
LA SEZIONE A.N.C.R. “VALLE SANTERNO”
L’attuale gestione (Presidente del Consiglio Direttivo: Giuliano Gardi), opera fin dal 12 aprile 1993 con la realizzazione del Parco della Rimembranza “Ricordare per la pace”, inaugurato il 7 novembre 1993, in collaborazione con il Comune di Borgo Tossignano, per l’interessamento del Comm. Francesco Placci, a lungo Presidente della Sezione di Borgo Tossignano, e l’attenzione dello scomparso ex Sindaco dott. Remo Ferdori.
La Sezione Valle Santerno, regolarmente e democraticamente costituita in assemblea elettorale il 24 novembre 2002 tra le locali sezioni ANCR di Borgo Tossignano e Tossignano (riunite), Casalfiumanese, Castel del Rio, Fontanelice, Imola, Sassoleone, orienta rigorosamente la propria attività allo Statuto (e al Regolamento) dell’ANCR, che prevedono innanzitutto il culto della Patria, la glorificazione dei Caduti, la perpetuazione della loro memoria, la difesa dell’unità e dei valori della Nazione e della Costituzione Repubblicana.
Nell’ambito del mantenimento della pace fra i popoli, lo Statuto prevede inoltre il consolidamento dei vincoli di fraternità fra tutti, la partecipazione attiva alla risoluzione dei problemi sociali, la promozione di iniziative atte a diffondere e a realizzare tra gli associati ed in particolare tra i giovani, i principi di concreta operante solidarietà per meglio superare le difficoltà materiali e morali della collettività nazionale. È orientato ad unire gli italiani e gli altri popoli, secondo principi di libertà, collaborazione e giustizia.
MOTTO DELLA SEZIONE: ”RISPETTO PER SE’ STESSO E PER GLI ALTRI”.
L’opera della Sezione Valle Santerno è volta all’assunzione e sviluppo di valori morali, all’arricchimento culturale, alla divulgazione di ideali che possano costituire salda guida a ciascun individuo in ogni momento della vita privata e sociale.
Caratteristica fondamentale dei Soci e dei Simpatizzanti della Sezione (questi ultimi efficacemente provvedendo alle necessità organizzative alle quali i Combattenti non possono più attendere altrettanto validamente), è il convincimento secondo il quale alla pace tra i popoli possa soprattutto giovare la concordia che nasce tra le persone dalla pratica del rispetto per sé stesso e per gli altri, della propria e dell’altrui vita.
Sull’ideale della pace la Sezione Valle Santerno articola iniziative, quali la visita annuale di due località italiane, insieme con l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Presidente dell’ANPI locale Quartiero Ronchi) per rendere omaggio ai Caduti, incontrare le autorità, i rappresentanti delle Associazioni combattentistiche e d’Arma, consegnando al Sindaco una pergamena recante un messaggio di pace per i cittadini e, in particolare, per le Scuole. La Sezione partecipa ai Congressi di Associazioni Combattentistiche, quali il Gruppo di Combattimento Folgore, costituito dai Paracadutisti Nembo e Folgore, dai Marò del Battaglione S. Marco della Marina e da Partigiani che parteciparono alla liberazione della zona nell’aprile del 1945; partecipa inoltre a convegni delle principali Associazioni d’Arma: in particolare Alpini, Paracadutisti e Bersaglieri.
Localmente vengono onorate, insieme con l’ANPI e l’Associazione delle Famiglie dei Caduti, tutte le ricorrenze patriottiche, con celebrazioni che vedono impegnati cittadini, autorità civili, religiose e militari. Rievocazioni di alto contenuto sociale, basate sull’obbiettiva concezione della memoria quale supporto alla speranza di un possibile futuro di benessere e di pace rivolto ai valori dell’umanesimo e della scienza al servizio di tutti, senza distinzione alcuna: soprattutto tenendo presente il futuro dei più deboli. Migliaia di bandiere tricolori sono state donate dalla Sezione ai cittadini della Vallata, senza distinzione di provenienza; ne vediamo esposte alle finestre nelle ricorrenze patriottiche che annualmente celebriamo.
In questi ultimi anni il prezioso intervento degli Scout ci ha consentito di rinnovare la cerimonia dell’alzabandiera, sopperendo alla mancanza, ormai definitiva, di ex Combattenti in grado di eseguirla.
Ci auguriamo che gli Scout possano provvedere a questa cerimonia anche in futuro.
Ricordiamo, qui di seguito, alcuni nostri interventi degli ultimi anni in tema di educazione alla pace.
 
INTERVENTO DELLA SEZIONE “VALLE SANTERNO” SULL’EDUCAZIONE ALLA PACE NELLA SCUOLA PRIMARIA
 
PARTE PRIMA
1.1 EDUCAZIONE ALLA PACE NELLE SCUOLE PER L’ANNO SCOLASTICO 2007 – 2008.
Lettera aperta dell’A.N.C.R. ai genitori, agli insegnanti e agli studenti delle quinte classi delle Scuole elementari “Cesare Zavoli” in Borgo Tossignano, “Giuseppe Mengoni” in Fontanelice, “Grazia Deledda” in Sassoleone e nelle terze classi della Scuola media “San Bartolomeo Apostolo” in Borgo Tossignano, in preparazione del settimo concorso a premi per elaborati di prosa, poesia e disegno su un tema concernente la pace.
Ci presentiamo, quest’anno come negli ultimi sei anni, quali combattenti superstiti della seconda guerra mondiale, combattuta nel periodo dal 10 giugno 1940 al 25 aprile 1945. La maggior parte di noi è nata tra il 1910 e il 1926 (ultima classe chiamata alle armi verso la fine della seconda guerra mondiale). Siamo in grado di ricordare fedelmente i fatti storici degli ultimi 70 - 80 anni per averli vissuti nel bene e nel male.
Nell’infanzia e nella prima gioventù siamo stati educati severamente e anche all’obbligo della difesa della Patria, ossia del territorio compreso entro i confini dell’Italia di allora e abitato dai suoi cittadini a formare la nazione italiana. Ogni valido giovane (maschio), a partire dai 21 d’età, aveva l’obbligo di servire la Patria, per lunghi periodi: anche fino a più di dieci anni nel fitto succedersi di guerre. Pur sapendo che esisteva forte probabilità di rimetterci la vita o l’integrità fisica, ben pochi cercarono di sottrarsi all’obbligo o disertarono.
Il nostro servizio, non di carriera, era praticamente gratuito: si percepiva il “soldo”, di valore puramente simbolico. Ancor prima dei tempi della nostra gioventù varie nazioni avevano combattuto guerre, come da sempre nella Storia, per espandere i loro confini al fine di assicurarsi più ricche fonti di sostentamento, invadendo terre lontane, mantenendole soggiogate con la forza e l’esercizio della pena di morte, per sfruttare le energie e le risorse naturali: tali guerre di conquista venivano purtroppo giustificate con l’intento dichiarato di portare la propria civiltà e le proprie leggi collaudate ed efficienti a popoli arretrati, che spesso non ne sentivano la necessità. Era il periodo del colonialismo particolarmente in Africa e in India ad opera di Paesi Europei, con l’Italia in modesta misura rispetto alle altre nazioni: già nel 1896 (Eritrea) e nel 1911(Libia), ma soprattutto nel 1935-1936 con la guerra d’Abissinia (Etiopia).
I governi, nel tentativo di ingrandirsi per migliorare le condizioni di vita delle loro popolazioni, imponevano ai cittadini uno strisciante stato di guerra poco evidente, ma con sensibile sacrificio di vite umane di entrambe le nazioni contendenti, aggressori e aggrediti: soprattutto di questi ultimi.
Nella prima guerra mondiale i caduti italiani sui campi di battaglia, per quanto è dato sapere, furono circa 684.000; ma alla fine il numero dei morti superò addirittura il milione, a causa delle malattie contratte dai soldati a causa dela vita in trincea, all’aperto, nel fango, giorno e notte esposti alle intemperie.
Nella seconda guerra mondiale oltre ai Caduti nelle battaglie dei vari fronti, in terre lontane, sulle navi e nel cielo, il numero maggiore di vittime si ebbe invece fra la popolazione a causa degli spietati bombardamenti degli angloamericani, della lotta tra partigiani e fascisti, delle feroci rappresaglie dei tedeschi, della persecuzione degli Ebrei nei campi di sterminio nazisti e in altri luoghi ancora, con milioni di vittime.
Allora si parlava di pace solo come sospirato avvenimento conclusivo di una guerra, quale conclusione di un grave periodo di pericolo e sofferenza, ma non come situazione che potesse nascere dalla maturazione delle coscienze dei cittadini al fine di tutelare la vita propria e di concorrere a tutelare quella degli altri. La guerra era considerata un male, ma un male necessario e inevitabile, anche per favorire il progresso: tecnica e scienza, in tempo di guerra facevano passi da gigante per far fronte all’esigenza dei contendenti di trovare nuovi mezzi per prevalere sull’avversario.
Stanca di tante e crescenti sofferenze, la gente, dalla metà del ventesimo secolo, ha cominciato a capire che le guerre non portano giustificabili benefici, ma morti, distruzioni e nuove guerre, sempre più crudeli e selvagge, recentemente sfociate purtroppo nel terrorismo, che sembra negare agli esseri umani la speranza del ritorno ad una vita operosa e serena.
Nuove idee, la cui diffusione è stata favorita anche dai nuovi mezzi di comunicazione, hanno cominciato a mettere radici nell’animo di un numero sempre crescente di persone e ha preso piede la convinzione che ci possa essere la possibilità di costruire la pace, quella duratura, con la convinta partecipazione di volonterosi cittadini di ogni nazione. Una provvidenziale zattera nel naufragio generale.
“Mai più guerre!” si è sentito gridare, negli ultimi decenni, nei cortei e nelle piazze, negli spot televisivi, dall’uomo della strada, da famosi personaggi politici o da gente impegnata nelle più svariate attività di volontariato, in tutto il mondo. È stata adottata e sventolata una bandiera con i colori dell’iride, credendo che sventolandola per protestare contro le guerre e reclamare il diritto alla pace fosse sufficiente per ottenerla.
Le guerre non sono finite: anzi si sono frazionate e diffuse di più e le manifestazioni del terrorismo, che è la peggiore delle guerre perché negazione assoluta della sacralità dell’essere umano, sono diventate episodi quasi giornalieri.
La presunzione di possedere diritti e privilegi, la convinzione che per mantenere la propria dignità sia d’obbligo vendicare i torti subiti, e la fumosa intenzione di mascherare aggressioni come interventi per aiutare chi è soggetto a tirannia e soprusi, tendono ad alimentare e avvalorare l’antica convinzione che la guerra sia l’unico mezzo per ristabilire equilibri compromessi, o per proporne dei nuovi a taluno più convenienti. Certi interventi, bellici, a volte non richiesti né giustificabili, come si vorrebbe far credere, intrapresi in nome della giustizia e della libertà, hanno di fatto motivazioni assai meno nobili. Tendono spesso a riservare a pochi i diritti di sfruttamento di beni e le speculazioni con i più forti vantaggi economici, creando così gravi squilibri nella distribuzione della ricchezza, del benessere e del potere nel mondo, sempre a danno dei più deboli.
Sembra che nel mondo non possa svilupparsi la cultura della pace! Né ai livelli più alti, dove spesso vengono prese decisioni in funzione delle mire di pochi, che coinvolgono paesi, popolazioni, persone ignare, né tantomeno a livello dei singoli, troppo spesso accecati dall’egoismo o da squallidi condizionamenti.
Non bastasse, da qualche tempo si nota un grave peggioramento delle relazioni umane nella vita di ogni giorno. Il male dilaga soprattutto tra i giovani che appaiono fiacchi, disorientati e fragili, in balia di profittatori di ogni risma, che fanno leva sul disagio giovanile, sull’insoddisfazione che spesso accompagna le loro giornate prive di stimoli e di ideali, per offrire mezzi facili di momentanea gratificazione e di fuga dalle responsabilità, inducendoli sempre di più all’ozio, al vizio, predisponendoli a contrarre malattie e votandoli a morte precoce. Tutto questo avviene spesso per accontentarli e … illuderli.
La colpa è un po’ di tutti: noi cerchiamo di porvi rimedio, suscitando interesse e partecipazione in molti giovani, ma spesso rattristante indifferenza.
Chi non capisce, o non conosce, o non condivide il principio della sacralità della vita, ossia il principio fondamentale che deriva dal rispetto per sé stesso e per gli altri, che induce a considerare la vita come il bene più prezioso, a chiunque appartenga e in qualunque forma si presenti, difficilmente potrà essere portatore di pace: il suo egoismo prevarrà in ogni decisione, travolgendo l’interesse degli altri, con assoluta indifferenza al loro bene. Da qui discordie, odi, liti, vendette, destinate a dilagare in scontri di branco, lotte e quindi vere situazioni di guerra. Inoltre siamo costretti a registrare giornalmente la perdita di tante vite umane soprattutto tra i giovani, a causa della disattenzione, figlia della superficialità, dell’incoscienza, dell’ignoranza (mancanza di conoscenza), dell’imprudenza nell’impiegare  pericolose macchine e attrezzi e a causa della dipendenza da pessime abitudini, che potrebbero essere evitate con un costante controllo di quegli istinti dell’uomo, che sono ancora retaggio di una forma di vita primitiva e segno inequivocabile di immaturità e tendenza all’autodistruzione. La Storia ci ha tramandato tanti esempi di popoli e civiltà caduti in rovina sempre a causa di comportamenti e abitudini che ne hanno minato la salute, la solidità morale e la possibilità di difesa dalle lusinghe di subdoli attacchi.  
Noi combattenti e reduci, da tempo interessati ad osservare questa situazione di progressivo degrado fisico e morale di tanti giovani, ne abbiamo percepito l’estrema gravità. Non ci siamo persi d’animo; anzi abbiamo pensato di raccogliere le nostre residue energie per aiutare i giovani e renderci così ancora utili alla società in cui viviamo, almeno con l’esempio e la credibilità che ci deriva dalla lunga esperienza. Ci auguriamo che questo avvenga non soltanto per la nostra nazione, ma per tutte le nazioni. Dato che in futuro, per effetto di nuovi mezzi di comunicazione, dovrebbero cadere molte barriere alle relazioni fra i popoli, cerchiamo di dare fiducia e speranza ai più giovani, quelli non ancora viziati, che sono l’unica forza ancora viva e potrebbero essere garanzia di pace nel futuro dell’umanità, senza distinzione di nazioni.
Tutti, o quasi, sono d’accordo: c’è bisogno di pace tra tutti i popoli. Ma ciò presume la ricerca della pace tra le persone, nella scuola, nella famiglia e nelle comunità. La pace può e deve partire da ciascuno di noi. Ma come? E che cos’è la pace?
Bisogna far capire ai più giovani che il rispetto per la propria vita e per quella degli altri è l’unico punto certo per iniziare l’opera a favore della pace.
Il rispetto è dovuto alla vita umana da quando ha inizio nel grembo materno e fino a quando un fatto indipendente dalla volontà dell’uomo non vi ponga termine: la fine dovrebbe giungere quale conclusione naturale di una vita orientata al bene. Nessuno può disporre della vita di un altro e neppure della propria: questa è la condizione che, se rispettata, può garantire il graduale avvento della pace nel mondo.
L’unico caso in cui si è dispensati dal rispetto della vita degli altri è quello di legittima difesa, contro chiunque ci attacchi con l’intento, palese o dichiarato, di sopprimerci. Invero si tratta di una norma di difficile interpretazione e attuazione. Meglio quindi cercare di non provocare negli altri tensioni che li inducano a minacciare la nostra incolumità, tanto da costringerci ad azioni di legittima difesa.
Il sentimento di rispetto deve essere trasmesso al bambino dai genitori o da chi ha cura di lui; poi dagli insegnanti, che devono poter sviluppare questo sentimento e darne esempio con gioia, perché è questo il fondamento per l’educazione alla pace. Dalla pace può nascere la felicità.
In linea con questa convinzione noi ex combattenti anche per quest’anno abbiamo indetto un concorso a premi tra gli studenti di quinte elementari e di terze medie volto a favorire approfondimenti sul concetto di pace e sul modo di conquistarla.
Per questo abbiamo scelto un tema inserito nello sviluppo del concetto della collaborazione tra genitori, insegnanti e studenti quale via obbligata per giungere alla pace.
1.2 Tema per il 2007 – 2008: “La pace si impara a scuola”.
L’educazione dei figli alla pace deve cominciare dalla famiglia, ancor prima che inizino la scuola dell’obbligo e l’apprendimento di validi principi morali da fonti esterne. Fondamentale è inizialmente l’esempio dei genitori (o di chi per essi), che attraverso scelte ponderate e giustificate rivolte al bene e la pratica costante dell’attenzione (condizione indispensabile per salvaguardare la personale sicurezza contro ogni pericolo), inducano il giovane all’emulazione dei comportamenti e all’acquisizione di quei principi. Per questo occorrono, da parte degli adulti che si prendono cura dei giovani, chiarimenti e adeguate risposte ai loro dubbi, coerenza, fermezza; se necessario, severità nel pretendere che imparino a controllare reazioni e impulsi, comportandosi nel rispetto di sé stessi e degli altri. L’orientamento fin da bambini ad una Religione che sia sicuramente rivolta alla pace, può essere un ausilio prezioso.
Indispensabili collaboratori dei genitori, delle famiglie, dei tutori e delle comunità che si prendono cura dei più giovani, sono gli insegnanti che, attraverso le materie di studio, forniscono agli studenti le strutture mentali necessarie per scoprire implicazioni, collegamenti fra azioni ed avvenimenti, tra causa ed effetto e le loro conseguenze che possono condizionare la pace. Occorrono insegnanti che guidino all’ordine, alla logica, al rispetto delle altrui opinioni, al dialogo, al confronto equilibrato e all’autodisciplina. Ai genitori spetta anche il compito di incoraggiare gli insegnanti nel loro lavoro, dando ad essi fiducia e sostegno, dimostrando ai figli il loro assenso all’apprendimento dei principi rivolti al bene sui quali gli insegnanti basano il loro piano educativo, elaborato nell’ambito dell’istituto scolastico.
Lo studente, fiducioso per la disponibilità dei suoi insegnanti, quale debitamente riconosciuta e sostenuta dai genitori, troverà stimolo per collaborare al processo di educazione che famiglia e scuola sviluppano per lui.
È auspicabile che fra genitori e insegnanti non nascano contrasti: potrebbero avere un effetto rovinoso nel processo educativo degli studenti.
Quando non si trovasse nell’insegnante la professionalità richiesta, o quando il genitore non fosse in grado di orientare al bene il figlio, la comunità dovrebbe adoperarsi per favorire la correzione degli errori, perché un’educazione sbagliata o carente è un grave danno per tutti e tutti abbiamo interesse a porvi rimedio in tempo. Ciò, s’intende, senza essere invadenti nelle prerogative degli altri, in modo da non creare malumori, né risentimenti, cercando di costruire e non di distruggere.
Quando noi eravamo studenti, i nostri genitori ci controllavano severamente intensificando l’attenzione che ci avevano riservato fin da piccoli.
In base alle osservazioni degli insegnanti, generalmente ben preparati, indulgenti, ma severi per principio, i genitori pretendevano da noi il rendimento nello studio massimo possibile e un comportamento sempre corretto. Moralmente venivamo orientati all’altruismo e non alla cattiveria e alla vendetta. Le favole raccontate dai genitori e poi quelle studiate in latino e greco, costituivano un sano viatico per orientare il nostro comportamento.
Ancora oggi, pur così vecchi, ricordiamo con gratitudine e commozione i genitori e quegli insegnanti che seppero collaborare tra loro in sintonia, a coinvolgerci nel processo educativo che aveva per fine il bene nostro e quello degli altri e renderci così responsabili di noi stessi. La nostra vita, dopo la bufera della guerra, ne ha tratto certezze, benefici e serenità.
Che può fare adesso uno studente che non trova sufficiente sostegno in famiglia e nella scuola?
Il suo percorso educativo si prospetta gravoso e incerto; ma le maggiori difficoltà che il giovane dovesse affrontare, potrebbero renderlo più forte per superarle e spingerlo a perseguire e raggiungere i risultati migliori, assumendo così un precoce, responsabile comportamento da uomo.
La storia e le nostre esperienze personali ci fanno ricordare casi di studenti provenienti da famiglie più che modeste, sia per possibilità economiche, sia per grado di cultura; studenti che tuttavia hanno saputo risalire da situazioni economicamente precarie grazie all’inflessibile volontà di conoscere, all’impegno, il rispetto e la gratitudine verso chi si adoperava per loro. Uomini precoci anch’essi, esempio per tutti noi! Hanno raggiunto posizioni di grande responsabilità e, a loro volta, hanno aiutato gli altri.
Ma se lo studente non possiede carattere forte, volitivo e volto al bene, occorre l’intervento esterno con metodi nuovi adeguati alle esigenze di ciascuno.
Informati dalla stampa e dalla televisione, o consapevoli per esperienza personale, non possiamo negare che molti giovani sono vuoti di ideali e che genitori buonisti, permissivi, non si preoccupano di fornirne: preferiscono la condiscendenza credendo di  renderli … felici .
Da un brano di stampa:
“Un tempo il figlio veniva punito se non si impegnava a fondo negli studi e nel rispetto del prossimo, dell’insegnante e delle istituzioni, seguendo un progetto educativo volto a far crescere buoni cittadini. Oggi, il contrario! Le famiglie delegano all’esterno le loro responsabilità, prendendosela di volta in volta con l’educatore e con l’insegnante di turno, nella orgogliosa speranza di evitare fastidio ai loro figli per insuccessi e frustrazioni che spesso non capiscono, ma sono pronti a giustificare.
Oggi i genitori sono privi di valori e ai figli trasmettono il vuoto, le mode, l’esteriorità.
Una volta si andava a scuola soli, o in compagnia degli amici. Oggi guai! Solo in auto, perché mamma e papà sono apprensivi, salvo poi farli uscire di sera a tredici anni e regalargli a venti l’auto di grossa cilindrata.
Tanti giovani assumono sostanze stupefacenti. Anche per questo sono in forte aumento i disturbi alimentari, quali bulimia, anoressia, obesità e tutti gli altri comportamenti che segnalano difficoltà al controllo degli impulsi, quali il gioco d’azzardo e comportamenti rischiosi. Purtroppo tanti adulti fanno uso pure loro di sostanze psicotrope e molti sono genitori!”
Per noi combattenti le notizie di questo genere, pressoché quotidiane,sono da “allarme rosso”.
Non disperiamo, ma cerchiamo di fare qualcosa per soccorrere adeguatamente gli studenti e i giovani in genere, infondendo loro la speranza che l’educazione, prima o poi, porta al successo e a felicità più duratura: soprattutto l’educazione mirata alla pace, orientata al sacrificio, al senso del dovere e allo studio, assai più che alla rivendicazione dei diritti, nel corso dell’esistenza può gratificare chi abbia collaborato al bene di tutti. Consensi e serenità interiore non potranno mancare a chi ha agito decisamente a favore dell’ideale di pace. 
Invece elargendo ai bambini, ai giovanissimi, ai ragazzi, ai giovani, tutto ciò che desiderano, evitando a loro ogni sorta di difficoltà, di sacrificio, di conquiste faticose (s’intende confortate da affetto), li priviamo di un’armoniosa responsabile crescita spirituale e culturale. Questa carenza creerà nella loro personalità dei vuoti difficilmente colmabili, lasciandoli impreparati e indifesi quando si troveranno a dover affrontare difficoltà, dolori, amare costrizioni che la vita purtroppo riserva a tutti. Saranno deboli, insicuri, svogliati perché privi di stimoli per migliorare, incapaci di sostenere il peso della vita e di aiutare gli altri.
E saranno infelici! Ciò in contrasto con l’affettuosa, ma debole e sbagliata, previsione che si possano rendere felici, all’istante e per sempre, accontentando le loro richieste, appoggiando tutte le loro scelte anche se sono prive di sostegno morale: solo l’orientamento al bene, l’abitudine alla concentrazione e al sacrificio, rendono le persone (soprattutto i giovani) responsabili e quindi capaci di riconoscere le vie oneste per cercare di raggiungere una felicità certa.
Molti si sono resi conto, o stanno rendendosi conto, del degrado dell’essere umano, ma non sanno che cosa fare; tutt’al più incolpano questo o quello, ma non intervengono; spesso si disimpegnano dicendo con rassegnazione: “Tanto non conta niente! Ci pensino gli altri!”
Espressioni, queste, di resa cieca e incondizionata: da ascrivere fra le manifestazioni della mancanza di rispetto per sé stesso e per gli altri.
Ma chi sono questi “altri”?
Sono quelli che ci stanno accanto, siamo tutti noi: quelli che hanno figli e quelli che non ne hanno.
La tendenza dell’uomo di oggi è demandare ad altri le proprie responsabilità, esimersi dalla partecipazione in prima persona agli eventi di interesse generale, a quelli prossimi e a quelli apparentemente lontani dalla sua realtà, ignorare che la pretesa di personale benessere momentaneo ed egoistico limita i diritti degli altri e ne condiziona negativamente l’esistenza. Ciò è causa dei danni morali ed ambientali che lasceremo in eredità alle future generazioni a testimonianza del nostro degrado: tutti ne siamo responsabili!
Danni economici con pesanti conseguenze sono inoltre causati dalle gravi e frequenti deviazioni dei giovani, e di altre persone non consapevoli dei loro doveri, superficiali o smarrite.
Si pensi alla maggior parte degli incidenti stradali, a quelli domestici, sul lavoro, nello sport, e ad ogni inconveniente dovuto a superficialità, noncuranza, carenza di conoscenze, cattiveria, indisciplina.
Si pensi che ogni deroga alle regole del vivere civile, ogni intemperanza che allontana l’uomo dal compimento dei propri doveri, provoca incidenti e danni: alle persone e alle cose, agli animali, all’ambiente, alla società (che ne risente anche economicamente). Il soccorso agli infortunati, il recupero, il ripristino dell’ordine e del benessere comune comportano spese e perdite di tempo per intervento della forza pubblica, di personale e attrezzature ospedalieri, di soccorsi di ogni genere.
Si tratta di cifre molto elevate che la Nazione non può sostenere se non con l’aumento delle tasse, al quale non tutti pensano, ma che pesa sul bilancio delle famiglie. I danni collettivi e dello Stato li paghiamo tutti noi! Una ragione in più, anche se non la principale, per indurre i giovani ad un comportamento che tenga conto del rispetto dovuto a sé stessi e agli altri, foriero di pace …e di riduzione delle tasse! Molti di noi, pur incolpevoli, scrupolosi e autodisciplinati devono concorrere a pagare, sotto forma di tasse, gli effetti del male inconsciamente provocato da altri! E non ce ne preoccupiamo? La solidarietà è un irrinunciabile dovere, è un sacrificio che si può compiere volentieri, quando la causa del male non è l’incuria o la superficialità.
1.3 Conclusione: necessità di reagire all’attuale sbandamento.
È inutile ed anche dannoso professarsi contrari alle guerre rimanendo poi ancorati ai difetti di un’umanità fiacca che trova più comodo relegare nel fondo della propria sfiduciata coscienza la consapevolezza dei mali del mondo, demandando ad altri ipotetici responsabili il compito di intervenire per sanarli. Occorrono uomini di buona volontà! E ad essi, come a noi stessi,  ci rivolgiamo, per essere ascoltati nell’interesse della sicurezza e della continuità della vita. Noi crediamo fermamente che l’intervento di ciascuno, secondo le possibilità proprie, possa fare molto per divulgare ed insegnare la disciplina che orienta alla pace, … se trova altri che gli diano una mano! È improbabile riuscirci da soli, ma dannoso rinunciare in partenza. E se gli altri non ci aiutano? Ebbene, dobbiamo moltiplicare le nostre residue energie: ce lo impone la nostra coscienza. Molti, pur conoscendo gli argomenti trattati in questa lettera aperta, non ardiscono neppure di parlarne, lasciando così via libera a più solerti operatori di discordia, che dalla discordia ricavano personale tornaconto. Ci siamo assunti il compito di richiamare questi concetti e di chiedere che vengano sviluppati nella scuola, l’ambiente più qualificato per fornire cultura completa, umanistica, scientifica e tecnica, che crea nell’individuo capacità di giudizio e prudenza nelle scelte. Chi conosce, ama: apprezza le opere della natura, gioisce per tutto ciò che arricchisce la mente, per il privilegio di essere partecipe e protagonista del dono universale della vita; per questo non oserà mai metterla in pericolo: non la propria, non quella degli altri. La felicità più duratura non si alimenta per la conquista di cose materiali, ma si arricchisce con la conoscenza e l’adesione ai valori dello spirito: quelli appunto che portano alla pace e ad autentica felicità. Come Dante fa dire ad Ulisse rivolto ai suoi compagni (XXVI dell’ “Inferno”): “… fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtude e canoscenza”.
 
PARTE SECONDA
SU ALCUNI CONCORSI INDETTI DALL’A.N.C.R.
2.1 Preliminari allo svolgimento del Concorso A.N.C.R. (2007 – 2008) sul tema : “La pace si impara a Scuola”.
Questo Concorso prevede che per tutti gli studenti delle classi indicate sia obbligatorio lo svolgimento dell’elaborato di prosa, facoltativo quello della poesia (tradizionale) e obbligatorio il disegno (possibilmente senza la rituale bandiera a strisce multicolori, perché è auspicabile che ogni bandiera simbolo di nazione possa diventare simbolo della pace per ogni suo cittadino). Per poesia tradizionale intendiamo espressione di sentimenti d’amore quale premessa di pace (anche senza i condizionamenti della rima, non riducendosi però ad un elenco di requisiti). Nel testo di prosa, lo studente potrà apertamente dire se è disponibile a recepire dai genitori l’avvio al bene e se c’è in lui il desiderio di compierlo, se intende impegnarsi a seguire il modo di educazione alla pace che gli è stato proposto, per poi svilupparlo e indicarlo agli altri. Se non disponibile, indichi il motivo: parlarne sarà per noi occasione di analizzare punti di vista diversi e aiutare il giovane a comprendere il nostro.
2.2 L’impronta del comportamento del singolo individuo: il rispetto per sé stesso e per gli altri. 
Abbiamo fin qui accennato al rispetto per sé stesso e per gli altri senza precisare le condizioni che, a nostro avviso, lo rendono ben più che necessario: fondamentale e indispensabile.
L’istinto dell’uomo,ossia l’impulso che determina il comportamento verso i suoi simili, ancora oggi risente della necessità primitiva di difendersi e di uccidere per sopravvivere o per vivere meglio.
L’evoluzione che si è compiuta nell’essere umano nelle ere che lo hanno visto protagonista di civiltà che ancor oggi ammiriamo e dalle quali ricaviamo esempi di vita, e l’insegnamento che dovrebbe fornire la storia, non sono riusciti a scalfire l’istinto selvaggio dell’uomo: le nazioni civili lo hanno regolato e frenato, per inquadrarlo nel fenomeno collettivo della guerra. Pubblicamente deprecata, la guerra è ancora riconosciuta come un fenomeno in qualche modo ammissibile, mezzo per risolvere problemi economici, sociali, politici, che sarebbe più difficile affrontare con il dialogo, nel rispetto delle esigenze legittime di tutti.
È stato ampiamente dimostrato come la guerra non risolva, ma complichi le situazioni, ingigantisca le discordie, aggiungendo torti ai torti, vendetta a vendetta, (anche ora lo stiamo sperimentando) consegnandoli come eredità alle nuove generazioni.
La paceè l’assenza di guerra: ossia il modo più giusto di vivere insieme secondo giustizia.
Le situazioni di guerra e di pace non riguardano soltanto le nazioni, ma anche più limitati gruppi di individui e perfino le singole persone, come noi: anzi, la guerra e la pace dei popoli nascono proprio dal comportamento di ciascuno di noi, dalle esigenze dei singoli, da come impostiamo le relazioni quotidiane, anche le più elementari.
Se non vogliamo guerre dobbiamo prima di tutto imparare a stare in pace, ciascuno con sé stesso e con gli altri che ci sono più vicini ogni giorno: a casa, a scuola, nei locali pubblici, di lavoro, per strada.
Per voi studenti la ricerca della pace deve iniziare in voi stessi e nelle relazioni con i vostri genitori, o con chi ha cura di voi e con chi vi sta intorno. Con grande prudenza nella scelta delle relazioni e nel loro sviluppo.
La maggior parte della vostra attività si svolge a scuola. È principalmente a scuola che imparate a vivere, sperimentando le condizioni per rendere pacifiche e produttive le relazioni con gli altri, attraverso quelle con i compagni e gli insegnanti.
La parte fondamentale della vostra educazione, cioè gli effetti e la capacità di distinguere tra il bene e il male ha inizio in famiglia e prosegue nella scuola materna. Deve essere completata dagli insegnanti, dalla materna alle superiori, in collaborazione con i vostri genitori che devono affidarvi a loro e sostenerli per il vostro bene.
È quindi auspicabile che il miglior sistema per contribuire al diffondersi della pace nel mondo venga definito a scuola, ove potrete socialmente sperimentarlo in collegamento con la famiglia.
Voi stessi diffonderete il concetto di pace in ogni ambiente che ora frequentate e in quelli che frequenterete in futuro, soprattutto nella famiglia che formerete e, per quelli di voi che diventeranno insegnanti, anche nella scuola futura, agli studenti che vi verranno affidati.
L’insegnamento per imparare la pace è racchiuso nel nostro motto (che non ci stancheremo mai di ripetere) derivato da un’antica massima morale, cioè da una norma indirizzata al bene che, se si diffondesse adeguatamente e venisse compresa ed applicata in tutta sua valenza, potrebbe giovare, anche se in tempi lunghi, al raggiungimento della pace per l’intera umanità: “rispetto per sé stesso e per gli altri”.
Il rispettoè un sentimento di attenzione e stima verso ogni persona per riconoscerne i diritti, l’importanza della sua presenza, del suo pensiero, di ciò che le appartiene, con l’impegno di non danneggiarla mai: il rispetto non deve essere condizionato dalla ricchezza, né dalla qualità e dall’importanza della persona. Tutti hanno diritto di essere rispettati.
Per essere valido ai fini della pace, il rispetto tra le persone deve essere reciproco, cioè scambievole, fin dall’inizio di una qualsiasi relazione.
Rispettare sé stesso significa avere giusta cura della propria persona, sia fisicamente che moralmente.
Il primo diritto-dovere dell’essere umano è la conservazione della vita: della propria e di quella degli altri, vicini o lontani.
La vita ci è stata data come un dono che nessuno al mondo ha il diritto di toglierci, neppure noi stessi.
La vita di ogni essere umano è sacra, e deve essere protetta da quando ha inizio nel seno della madre e fino a quando un evento naturale, estraneo alla volontà e all’opera dell’uomo, non vi ponga fine. Sacra significa che è diversa da, e superiore a, quella degli altri esseri viventi. Animali e piante hanno diritto al nostro rispetto e quando debbono essere sacrificati, per servire alla sopravvivenza dell’uomo, debbono essere trattati senza crudeltà e in modo che non si metta in pericolo la conservazione della specie e dell’ambiente nel quale possano vivere.
Il rispetto per sé stesso e per gli altri comincia proprio dal rispetto della propria e dell’altrui vita: questo sentimento è l’opposto di quello che conduce alla guerra: ciascuno di noi, rispettando sé stesso e gli altri, costituisce la miglior garanzia contro la guerra.
Se questo concetto venisse assimilato dall’uomo e applicato in ogni occasione come prima condizione del vivere civile e per il solo fatto che siamo esseri umani, non ci sarebbero più guerre! Al contrario se fra gli individui di una società manca il rispetto reciproco, se giovani e adulti non si convincono della necessità di controllare i propri impulsi e di “darsi una regolata”, il mostro della guerra sarà sempre presente nel mondo e la pace dell’umanità resterà un sogno. Le bandiere di ogni nazione non debbono più essere simbolo di battaglia, ma debbono diventare espressione di pace: ogni bandiera, di ogni nazione, come per noi il tricolore (che deriva da quello adottato il 7 gennaio 1797 dalla Repubblica Cispadana costituita dalle province di Modena, Reggio Emilia, Bologna, Ferrara, con ratifica in Modena il 21 gennaio 1797).
Individuato il concetto che sta alla base della pace; dobbiamo ora occuparci di come sperimentarlo in noi e divulgarlo intorno a noi.  
Nella scuola si può sperimentare il concetto che sta alla base della pace con la concentrazione e l’impegno nel compimento dei propri doveri. L’attenzione alla lezione, la concentrazione nello svolgimento dei propri compiti, fanno di ogni studente un esempio e un sostegno per gli altri: come nella scuola, così nella vita. Cerchiamo quindi di dare l’esempio!
Seguendo con precisione le indicazioni degli insegnanti li si aiuta a svolgere al meglio il loro lavoro a totale beneficio degli studenti che, per i compiti che li attendono nella società in cui vivranno, per i problemi alla cui risoluzione saranno chiamati a collaborare, dovranno essere molto ben preparati: la preparazione e l’autodisciplina sono la base per una vita che serva a sé e agli altri. Autodisciplina significa controllo della propria persona e deipropri impulsi, anche a costo di sacrifici:è una parola che racchiude in sé il concetto di “rispetto per sé stesso e per gli altri”.
Ricordiamo che il prefisso (auto) della vocabolo “autodisciplina” deriva dal greco antico “αυτός”, che significa “stesso”. Quindi l’autodisciplina è la disciplina della propria persona, che l’individuo impone a sé stesso.
Mediante l’autodisciplina imparerete ad evitare la superficialità, che è uno dei peggiori nemici della sicurezza nostra e spesso anche di quella di chi ci sta vicino. Chi è superficiale e facilone, ossia non attento, oltre a perdere preziose occasioni per imparare, si abitua a tenere, anche nelle situazioni più impegnative, un comportamento irresponsabile che lo espone a reali pericoli per la propria vita e anche per quella degli altri.
Provate subito a stare spontaneamente più attenti alle lezioni in classe. Cercate di osservare e capire ciò che succede intorno a voi: in questo modo potrete individuare i pericoli che incombono su tutti; eviterete di farvi del male e, con l’esempio, indurrete anche gli altri ad essere più responsabili e a curare la propria e l’altrui sicurezza.
Evitate assolutamente di cadere nel vizio: non ci si deve accostare al vizio neppure per prova. Purtroppo molti giovani hanno cominciato così.
Provare il fumo, l’alcol, la droga è già un grave danno, un insulto alla vita! Non sono quantificabili le conseguenze anche di una sola volta. Non lasciatevi convincere da chi vi racconta della gradevolezza di certe esperienze: sono spesso situazioni di non ritorno, causa di sbandamenti, malattie, sofferenze e rovina, morale ed economica, per sé e per le famiglie, causa di misfatti e delitti, infelicità e, spesso, morte. L’unico vantaggio è quello tratto dagli sfruttatori che invogliano i giovani offrendo loro la droga prima gratuitamente, coinvolgendoli poi nel loro squallido commercio, quando la dipendenza (alla quale non raramente sanno sfuggire) li avrà ridotti a consumatori abituali e irriducibili, votati alla sofferenza e alla morte. Vale la pena seguire l’esempio di chi non vi vuol bene, per poi perdere ciò che di bello la vita, quella sana, può offrire? Salute, affetti, conoscenza, padronanza di sé, attenzione e, perché no, meritate ricompense, divertimenti onesti; inoltre la possibilità di essere d’esempio agli altri nel bene, di portare aiuto e sostegno a chi si trova in difficoltà: insomma …. la gioia di vivere! 
Aiutate i compagni nel bene, evitate i contrasti, i rancori e l’invidia perché costituiscono gravi mancanze di rispetto e allontanano dalla pace. Cercate di costruire intorno a voi un ambiente sereno di amicizia e di comprensione, che sono espressioni del rispetto. Sarete in tal modo “portatori di pace”!
Arrivati a casa, dopo la scuola o il giusto svago, mettetevi a disposizione dei genitori, dei nonni, dei parenti e chiedete se hanno bisogno di voi; non aspettate che vi chiedano di aiutarli! Allevierete la fatica che essi compiono nell’impegno di farvi crescere bene; soprattutto li farete contenti e fiduciosi, il che sarà per loro una giusta ricompensa e fondata speranza di una serena vecchiaia, senza preoccupazioni per la vostra salute e per la vostra sorte.
Ma che questo atteggiamento non si esaurisca in un giorno!
Occupate il vostro tempo anche a favore degli altri anziché disperderlo in dannosi svaghi, quali i giochi al telefonino, al computer, alla playstation; non diventate schiavi della televisione, spesso inutile e dannosa.
Il comportamento derivante da scelte giuste è autodisciplina che serve a maturare.
Moratoria per la pena di morte.
Con vasta, anche se incompleta, partecipazione di Stati in tutto il mondo, abbiamo avuto notizia di ciò, che è stata pronunciata la “moratoria per la pena di morte”, ossia l’accordo per la sospensione dell’esecuzione della pena per i condannati a morte. È un atto (da tanto tempo auspicato) di rispetto per la vita umana, anche per quella di chi si è macchiato di delitti.
Giustificazioni.
C’è da mettere in conto l’incapacità dell’uomo e delle istituzioni di giungere ad una definizione di sicura colpevolezza. I giudici non sono infallibili; gli errori giudiziari sono sempre esistiti e, con l’applicazione della pena di morte, irrimediabili. “Giustiziare” un innocente è un atto che va considerato come una macchia indelebile per la società che l’ha compiuto.
L’applicazione della pena di morte è comunque un crimine, anche se rivolta a punire un colpevole, in quanto la vita umana è sacra in assoluto, per tutti. Il colpevole, il vero colpevole, deve essere punito in modo da non poter ripetere le sue malefatte e, possibilmente, di pentirsi.
D’altro canto chi fosse ingiustamente punito, dovrebbe avere la possibilità di dimostrare la propria innocenza ed essere risarcito del danno provocato ingiustamente alla sua persona. Attendiamo che dalla moratoria si passi all’abolizione totale della pena di morte anche nelle nazioni che ancora la praticano. Ma attendiamo anche che si adottino sistemi sicuri per impedire ai colpevoli di continuare a fare del male dopo aver scontato la pena, anche dopo essersi pentito.
La sacralità della vita umana, vitache riconosciamo diversa e superiore,è il concetto sul quale dovrebbero basarsi senza eccezioni le leggi della convivenza di ogni società civile che, solo con l’applicazione incondizionata di questo principio, può divenire un regno di pace. Ammettendo, s’intende, la legittima difesa della sacralità della propria vita, quando altri usino o stiano per usare violenza allo scopo di sopprimerla.
Ogni uomo ha un posto e un ruolo nel mondo e interagisce con gli altri; con le sue azioni, col suo esempio, è in grado di lasciare un’improntache può condizionare il comportamento di chi gli sta intorno, nel bene e nel male. Se il suo agire avrà avuto un elevato valore morale, l’uomo sarà ricordato per la sua opera di pace soprattutto dalle persone che avrà convinto a seguire il suo esempio. Se sceglierete di comportarvi con rispetto verso voi stessi e verso gli altri, voi lascerete un esempio che, anche se in ambienti ridotti quali la famiglia, la scuola, il vostro paese, sarà certamente raccolto e divulgato da altri che a loro volta lasceranno un’impronta: una testimonianza che orienta alla pace. Nulla di quello che farete in favore della pace andrà perduto: abbiate sempre fiducia in voi stessi e trascinate gli altri!
 
PARTE TERZA
ESEMPI E CONCLUSIONI RELATIVE DELL’A.N.C.R.
3.1 ESEMPI DI MANCANZA DI RISPETTO QUOTIDIANAMENTE RISCONTRABILI (MANCANZADI ATTENZIONE E INCIDENTI)
È stata individuata nell’attenzione la migliore qualità di ciascuno di noi che voglia procedere in opere di pace.
L’attenzione è rispetto per sé stesso e per gli altri in quanto con l’attenzione si può salvare la propria vita e quella degli altri e collaborare a preservare la salute, la serenità nostra e di chi ci sta vicino, difendendo così la pace.
Insistiamo su ciò, che l’attenzione si impara soprattutto a scuola applicando le regole del rispetto verso sé stesso (stando attenti si impara di più, si migliora e si gratifica l’insegnante) e del rispetto verso gli altri (stando attenti non si disturbano i compagni che vogliono imparare e migliorare, ma li si sostiene con il proprio comportamento, e così si allevia la fatica dell’insegnante).
A scuola ci si allena all’attenzione, per applicarla poi nella vita, quando si prospetti un pericolo del quale, se si fosse disattenti, distratti, o sovrappensiero, si potrebbe divenire vittime, cioè esserne danneggiati, feriti o addirittura perdere la vita, col rischio di coinvolgere anche altri.
Un esempio pratico.
Esaminiamo con cura (quindi non superficialmente) un tipo di incidente stradale molto frequente: il tamponamento. È un urtotra automezzidovuto generalmente alla disattenzione del guidatore per non aver tenuto conto della distanza di sicurezza, cioè per non aver mantenuto tra la propria macchina e quella che lo precede una distanza tale da evitare assolutamente di venirne a contatto, ad esempio in caso di fermata improvvisa, o di rallentamento, della prima macchina. L’urtofra automezzi, se violento, può provocare gravi danni agli automezzi e alle persone che li occupano.
Nel tamponamento gli occupanti le macchine, se non bene assicurati al loro sedile con la relativa cintura di sicurezza, vengono assai pericolosamente spostati, o addirittura sbalzati, per effetto dell’urto impresso alla struttura della macchina. Quelli della macchina davanti, che è stata urtata, vengono spinti all’indietro, con grave pericolo per il collo, che subisce il cosiddetto “colpo di frusta” (una grave contrazione muscolare), con pericolo anche per le vertebre; invece gli occupanti la macchina dietro vengono proiettati in avanti, anche fino ad urtare violentemente con la testa contro il parabrezza (vetro anteriore) e talvolta sfondandolo con conseguenze a volte mortali. In ogni caso con forte pericolo di morte: in particolare per i bambini che, se non sono vincolati con la cintura, possono essere sbalzati dal loro posto come proiettili. Quanto alle due macchine, quella davanti viene accorciata posteriormente, quella dietro viene accorciata anteriormente. L’accorciamento avviene per deformazione delle lamiere della carrozzeria e delle intelaiature delle due macchine, causata dall’energia dovuta particolarmente alla velocità e alla massa della macchina di dietro e al rallentamento o, peggio, alla frenata secca e all’arresto improvviso della macchina davanti in vista di un pericolo.
I tamponamenti più devastanti avvengono soprattutto nella nebbia, quando gli automobilisti non adottano la distanza di sicurezza, ma si comportano addirittura in modo opposto: più fitta è la nebbia e più stanno vicini alla macchina davanti per poterne vedere le luci rosse posteriori, mentre dovrebbero starne più lontani: anche se, per mantenere la distanza di sicurezza, non riescono più a vederle. Si formano così colonne di macchine tra loro ravvicinate, assai pericolose.
Alcuni anni addietro, nell’Autostrada Milano – Venezia, in un tratto in cui era improvvisamente calata una fitta nebbia, in pochi minuti si tamponarono circa 250 automezzi ( automobili, autobus, camion, cisterne) che viaggiavano in colonna (uno dietro l’altro a pochi metri) appunto senza tenere la distanza di sicurezza, che sarebbe dovuta essere di almeno qualche decina di metri.
Uno dei tanti disastri che ci vengono spesso descritti da telegiornali e quotidiani!
Risultato: sei morti, molte decine di feriti anche gravi, notevoli danni a tutti gli automezzi, taluni incendiati, e la chiusura dell’Autostrada per tante ore, con enormi ritardi per tutti (circa 500 persone coinvolte) e forti danni economici per le assicurazioni, per le persone, per lo Stato e quindi per ciascuno di noi.
Per meglio comprendere con quale facilità si può verificare un tamponamento, vediamo l’esempio di un caso molto comune, che può capitare dappertutto, in ogni momento e con qualsiasi condizione atmosferica.
Una macchina con a bordo una piccola famiglia percorre la via che attraversa un paese alla velocità di 50 km/ora (50 km/h), rispettando il limite di velocità.
Un’altra macchina, ad esempio avente a bordo un’altra famiglia, sta marciando più avanti a minor velocità.
Il guidatore della macchina che segue si avvicina sempre di più a quella davanti, senza pensare che ha l’obbligo di tenere la distanza di sicurezza, ad esempio fino alla distanza di appena 5 m. Si sente sicuro della sua esperienza ed è convinto che a lui non possa capitare mai nulla di male. Ad certo punto il guidatore della macchina davanti è costretto a frenare improvvisamente e violentemente per non investire un bambino che all’improvviso attraversa la strada di corsa. Supponiamo che questa macchina si fermi nel breve spazio di 4 m e nel breve tempo di 1 secondo.
Il guidatore della macchina di dietro non può accorgersi istantaneamente della frenata “secca” della macchina davanti, perché non può vedere o, forse, sta pensando ad altro.
Se ne accorge e riesce ad iniziare la frenata solo dopo il breve tempo di 1 secondo: cioè quando la macchina davanti è già ferma. Per non tamponarla il guidatore della macchina di dietro dovrebbe arrestare la propria macchina in una lunghezza di 5 m (distanza dalla macchina che è davanti, prima della frenata), più 4 m di avanzamento in frenata della macchina davanti prima di fermarsi. In tutto ha davanti a sé
5 + 4 = 9 m di strada libera.
Saranno sufficienti questi 9 m per non tamponare?
Per saperlo occorre calcolare quanti metri percorre la macchina di dietro alla velocità di 50 km/h nel tempo di 1 sec, ossia da quando il suo guidatore si è accorto del pericolo e prima che abbia potuto iniziare la frenata (nell’istante in cui la macchina davanti si ferma).
Riduciamo 50 km/h in m/sec:
1 km = 1000 m
1 h = 60 min
1 min = 60 sec
1h = 60 x 60 = 3600 sec.
Quindi alla velocità di 50 km/h, la macchina di dietro, nel tempo di 1 sec che precede l’inizio della sua frenata, percorre
50000 m / 3600 sec = 13,88 m    (in cifra tonda 14 m).
Dunque, per fermarsi e non tamponare, la macchina di dietro avrebbe dovuto avere a disposizione una distanza certamente maggiore di 9 m, e anche di 14 m, per tener conto dello spazio di frenata (ossia dello spazio di cui necessita la macchina di dietro per fermarsi).
In pratica, ogni guidatore dovrebbe essere capace, in base alle caratteristiche della propria auto, al grado di usura delle gomme, alla propria preparazione tecnica ed alla propria abilità di guida e prontezza di riflessi, di sapere, in ogni situazione di velocità propria e della velocità della macchina che precede, in ogni momento, quanti metri di distanza deve tenere da quella macchina per essere certo di non urtarla. Non è facile, di volta in volta, di momento in momento, valutare e applicare la distanza di sicurezza. Purtroppo molte persone (facilone) non ricordano le norme del codice stradale, non ritengono importante informarsi sull’argomento, o sono convinte di saperne abbastanza. Invece una conoscenza non superficiale del modo di determinare la distanza di sicurezza, in ogni momento e in ogni condizione di strada, di tipo di automezzo, del grado di usura delle gomme, di fondo stradale o di traffico, potrebbe salvare guidatore e passeggeri da gravi danni sia fisici sia economici, e risparmiarli anche ad altri. La grande maggioranza dei guidatori non è in grado di apprezzare, neppure approssimativamente, di momento in momento, di quanti metri debba essere la distanza di sicurezza in funzione della velocità degli automezzi e non sa neppure stimare ad occhio le reali distanze in metri.   
Risulta dalle statistiche che l’8% dei guidatori (ossia 8 guidatori ogni 100) sa mantenere la distanza di sicurezza; la maggior parte di essi sono persone molto esperte, generalmente dei tecnici. In pratica però si riscontra che sono addirittura meno dell’8%. Personalmente lo verifico quasi ogni giorno e, se lo faccio notare agli interessati, mediante alcuni lievi colpi di freno, mostrano insofferenza nei miei riguardi, invece di fare un cenno di ringraziamento!
Il verificarsi di un incidente è anche questione di probabilità e, come tale, può capitare a tutti se non si è attenti, anche a quelli con i riflessi più rapidi, anche e soprattutto ai più spavaldi.
Nella situazione che abbiamo esemplificato, ipotizzando un certo tipo di automobile, la distanza di sicurezza avrebbe dovuto essere di oltre 20 m, e così il guidatore, dopo aver percorso i primi 14 m in 1 secondo, avrebbe avuto a disposizione ancora circa 6 m per frenare, però appena sufficienti per fermarsi in tempo, con una frenata secca, che però avrebbe potuto costituire pericolo per altre macchine che sopraggiungessero dietro la seconda.
Se la strada fosse stata bagnata, l’attrito sarebbe stato minore e la frenata avrebbe richiesto una distanza ancora maggiore: forse 25 - 30 m e più.
Per valori di velocità della macchina di dietro più elevati, la distanza di sicurezza diventa molto, molto maggiore in quanto si allunga molto lo spazio necessario per la frenata. Ad esempio a 130 km/h (limite di velocità in autostrada) in 1 secondo si percorrono
130000/3600 = 33,34 m
cioè circa 34 m, ma la distanza di sicurezza potrebbe essere addirittura di 120 m e più a causa dello spazio di frenata la cui lunghezza dipende dallo stato della strada, dal tipo di macchina, dalle gomme, e altro.
Purtroppo vediamo spesso macchine che procedono anche a meno di 10 m l’una dall’altra, a velocità molto più elevata rispetto a quella consentita dalla legge; in caso di brusca frenata della macchina che precede, la morte è pressoché certa. Per essere abbastanza sicuri di salvarsi, in casi del genere, bisognerebbe tenere una distanza di sicurezza di circa 200 metri.
Pensiamo ora alle conseguenze dell’avvenuto tamponamento sugli occupanti le due macchine, di cui al nostro esempio. Se tutti gli occupanti avessero regolarmente allacciato la cintura di sicurezza, se la sarebbero cavata magari con qualche livido e molta paura; senza le cinture avrebbero potuto essere feriti anche gravemente o, peggio, perdere la vita.
Avvenuto il tamponamento sarebbero accorse polizia e autoambulanza e la circolazione stradale avrebbe potuto subire interruzione (con perdita di tempo e conseguenti danni economici per tutti).
Tutto questo perché? Chi aveva in consegna il bambino che ha attraversato la strada, non lo ha sorvegliato abbastanza commettendo la grave colpa di lasciarselo sfuggire. Il guidatore della seconda macchina non ha tenuto la distanza di sicurezza, ossia quella che avrebbe dovuto tenere per non tamponare: grave colpa anche questa. Abbiamo dato un esempio di che cosa può causare la carenza di attenzione, che è dovuta a superficialità, ossia a mancanza di rispetto per sé stesso e per gli altri. Nell’attività quotidiana non ci si deve distrarre mai! L’attenzione diminuisce con l’aumentare della stanchezza; se si avverte difficoltà ad essere vigili e attenti alla guida, bisogna fermarsi e riposare. A volte basta un quarto d’ora per ritornare in forma.
Concludiamo questo esempio affermando che i valori della distanza di sicurezza sopra indicati sono adottabili dalla persona esperta e attenta: la persona non bene esperta, per la sicurezza sua e degli altri, dovrebbe adottare valori ancora maggiori.
Persone, come noi ex combattenti, che nella loro lunga vita abbiano guidato magari per più di 1 milione di chilometri, con ogni tipo di automezzo, lento o veloce, anche nelle condizioni più disagiate di clima e di strade, in Italia e all’estero, nel deserto come nelle più affollate metropoli e che ancora guidano quotidianamente nel caotico traffico di oggi, per la loro esperienza, oltre a testimoniare il gravissimo peggioramento generale della qualità della guida di questi ultimi tempi, sentono il dovere di raccomandarvi la massima prudenza, che deriva dall’attenzione, cioè dal rispetto per sé stesso e per gli altri, che vi renderà utili alla società anche come operatori di pace.
Per limitare il numero delle vittime la circolazione stradale dovrebbe essere molto più disciplinata. Ogni mancanza di applicazione delle regole, anche se non provocasse un incidente, avrebbe tuttavia l’effetto di mettere in difficoltà gli altri, provocando in essi stress ed affaticamento ed esponendoli maggiormente ai pericoli.
Ancora con riguardo alla circolazione stradale, mancano di rispetto (s’intende verso sé stesso e verso gli altri), ad esempio:
- gli automobilisti e i motociclistiche non osservano tutte le regole della circolazione stradale, che voi state imparando o imparerete a rispettare;
- i ciclisti che non tengono la destra, che si affiancano tra loro, che vanno a zig-zag per la strada, che percorrono le strisce pedonali restando in sella alla bicicletta; quelli che vanno contro mano anche solo per pochi metri per accorciare il percorso; quelli che stanno in due sulla bicicletta (uno di questi magari in piedi); o che in condizioni di visibilità ridotta non sono dotati di segnali e luci che consentano agli altri di individuarli anche al buio; quelli che guidano senza tenere le mani sul manubrio o che non segnalano in tempo i cambiamenti di direzione; o, ancora, frenano all’improvviso per gioco sbandando pericolosamente in derapata;
- i pedoniche, pur essendo vicini alle strisce pedonali, riservate per la loro sicurezza, preferiscono attraversare la strada dove non ci sono; quelli che attraversano la strada improvvisamente, o correndo, o troppo lentamente; quelli che attraversano la strada obliquamente esponendosi più a lungo al pericolo di essere investiti; quelli che attraversano la strada senza prima guardare dal lato destro, per rispettare i diritti di precedenza (meglio guardare da tutti e due i lati);
- gli automobilisti (s’intende anche gli autisti di camion e pullman), i motociclisti, i ciclisti ed i pedoni che stanno per superare una macchina o automezzo in genere, fermo o che sta per fermarsi, senza controllare a vista che gli sportelli di quell’automezzo siano e restino chiusi. Capita spesso che il conducente della macchina ferma, o che sta per fermarsi, apra in fretta la portiera, anche violentemente, senza prima accertarsi, tramite gli specchietti retrovisori, che non stia sopraggiungendo qualcuno che potrebbe andare a sbattervi contro. Non bisogna scendere da un auto all’improvviso, senza aver controllato la situazione del traffico che si svolge alle spalle; non bisogna mai lasciare le portiere aperte, neppure per un istante: c’è invece chi lo fa addirittura per intrattenersi a salutare un amico, magari in mezzo alla strada, o per fare un salto in un negozio vicino. Ciò può costare caro ai passanti, ciclisti, pedoni, motociclisti e anche automobilisti che non hanno il tempo di evitare l’improvviso ostacolo e vanno a sbattere contro la portiera indebitamente aperta, con effetti disastrosi. Guidare un’automobile è un lavoro, sempre pericoloso, e non solo per chi guida; è un lavoro anche circolare a piedi, o in bicicletta, con pericoli che derivano dalla superficialità propria e da quella degli altri. Non aggiungiamo pericoli a pericoli tenendo un comportamento irresponsabile! Svolgiamo invece anche questo lavoro, come ogni altro, con attenzioneecompetenza:in una parola conrispetto per sé stesso e per gli altri;
-     inoltre agiscono in dispregio al dovere del rispetto, gli automobilisti, i motociclisti, i ciclisti ed i pedoni che procedono nel traffico distratti per l’uso scriteriato del telefonino, e sono spesso responsabili di incidenti di ogni tipo danneggiando altre persone che ne sono coinvolte loro malgrado; pericolosa anche la circolazione con la cuffia.
3.2 Conclusioni relative alla parte terza.
Per operare in favore della pace tra i popoli occorre avere rispetto per sé stesso e per gli altri, per la propria e l’altrui vita. Abbiamo insistito su ciò, che
il sentimento del rispetto deve essere acquisito almeno a scuola, oltre che in famiglia. Il senso del rispetto, in tutte le sue forme, deve diventare l’habitus di ciascuno di noi, la principale caratteristica della nostra personalità che si manifesterà in ogni occasione sotto forma di solidarietà, accoglienza, aiuto, amicizia, onestà nei comportamenti, sincerità nelle affermazioni, affidabilità nello svolgimento di ogni compito.
Deve essere quotidianamente applicato nella scuola, con gli insegnanti e con i compagni, a casa nelle relazioni con i genitori, i fratelli, i nonni, e tutti i componenti della famiglia; e fuori, nei rapporti con gli altri, per portare testimonianza, anche a chi non lo pratica, che il rispetto si esprime in ogni ambiente con azioni rivolte al bene, alla giustizia, alla pace.
Vi chiederete: come può servire ad evitare le guerre tra i popoli il fatto che io aiuti gli altri, che stia attento a scuola, che sia prudente mentre cammino per la strada o scorazzo in bicicletta?
Pensateci: avete capito che aiutare gli altri serve per procurare ad essi, ma anche a noi, una vita serena (cioè di pace), che stare attenti in classe ci permette di imparare di più e quindi compiere per noi e per gli altri delle scelte di vita migliori, che essere prudenti nella strada e nel lavoro serve ad evitare i pericoli, può salvare la vita a noi e agli altri e ci consente una vita più sicura e quindi serena. Tutto quello che fate nel rispetto della persona umana, per voi stessi e per gli altri, serve per conservare il più a lungo possibile la serenità e la pace nell’ambiente che frequentate, riuscendo certamente ad influenzare in modo benefico anche altri ambienti, altre persone.
Nelle guerre tra i popoli attualmente, in un anno, si registrano nel mondo migliaia di morti.
Per l’Italia, negli ultimi anni di missioni militari, i morti sono stati più di 100, purtroppo in aumento.
Tutti noi siamo contro la guerra e pubblicamente affermiamo che di guerre non ne vogliamo più perché causano la morte di tante persone, ciascuna delle quali ha diritto alla vita, ciascuna delle quali ha degli affetti, dei sogni da realizzare, delle famiglie, degli amici, che con la loro morte restano nel dolore, nel lutto e nelle difficoltà per sempre.
In Italia, attualmente, solo per incidenti stradali muoiono circa 5000 persone all’anno; eppure la gente non se ne cura molto, parla dei disastri per un po’ di tempo e poi si adagia in un senso di fatalità, come se non ci fosse nulla da fare per evitarli; eppure anche quelle 5000 persone avevano diritto alla vita! Gli altri che cosa hanno fatto per loro?
Ci sono i morti per incidenti sul lavoro che, sempre in Italia, forse superano i 1500 all’anno e quelli per incidenti domestici che sono ancora più numerosi.
Poi ricordiamo i morti per vizi, alcoolismo, droga, malattie provocate da insani modi di vivere, che superano i 100000 annui e quelli per violenze e delitti. Violenze gravissime sulle donne e sui bambini, distruttive della loro personalità. A nessuno è consentito esimersi dal partecipare, proporzionalmente alle sue forze e alle sue possibilità, all’opera di risanamento morale e di controllo che tendono a far cessare quelle violenze. 
Ci sono poi centinaia di migliaia di feriti, decine di migliaia di inabili di cui la società deve farsi carico; perdite economiche gravissime per le persone e anche per lo Stato che si deve rifare sui cittadini (anche su quelli che non hanno colpa alcuna) mediante applicazione di tasse e gravosi tagli alle spese per i pubblici servizi.
Non sono disastrosi solo gli effetti clamorosi della guerra tra popoli, ma forse altrettanto quelli dovuti alla mancanza di rispetto da parte delle singole persone.
Dobbiamo opporci non solo alle morti provocate dalle guerre tra i popoli, ma anche agli effetti, forse più gravi, della mancanza di rispetto insita nell’animo degli uomini, che condiziona i rapporti fra essi.
Una comunità composta da persone indifferenti, rivolte solo al proprio immediato benessere e al soddisfacimento di tutte le proprie esigenze anche contro l’interesse dei propri simili e che non si preoccupano di migliorare le proprie conoscenze per il vantaggio di tutti, è una comunità di egoisti che non sanno rinunciare al proprio illusorio comodo del momento, pronti a conquistarlo con ogni mezzo, anche con l’inganno, i soprusi, la violenza, … la guerra. Anche per loro purtroppo arriverà la cruda resa dei conti. 
Dobbiamo opporci all’ignoranza dovuta a mancanza di umiltà, alla superficialità camuffata da fatalismo, alla rassegnazione al male, che si giustifica pensando che gli interventi personali generalmente sono inutili.
Tutti invece possiamo contribuire, professando il rispetto, ad arginare il male: nella scuola, nella casa, nella comunità in cui viviamo, nella nostra Nazione, nel Mondo.
La Sezione Valle Santerno, che cesserà purtroppo, in tempi non lontani, la propria attività con il cessare della vita di noi ex Combattenti della seconda guerra mondiale, senza alcuna possibilità di sopravvivenza, neppure con l’opera dei simpatizzanti, affida fin d’ora ai giovani che abbiano assimilato i nostri suggerimenti, non senza attenzione alla legittima difesa, la missione di convincere sé stessi e gli altri, anche gli adulti, ad operare nel reciproco rispetto per evitare guerre e salvaguardare il dono della vita.
È la nostra ultima speranza!
 
PARTE QUARTA
SULL’EDUCAZIONE ALLA PACE NELLA SCUOLA PRIMARIA.
4.1 Liceità della sperimentazione di un metodo per educare alla pace.
L’opportunità di impostare l’educazione alla pace sul concetto di “rispetto per sé stesso e per gli altri”, come favorevolmente da noi sperimentato negli anni passati, trova conferma nella circolare “Indicazioni per il curricolo”, datata 31 luglio 2007 e diffusa a cura del Ministero della Pubblica Istruzione.
In proposito citiamo qualche brano dalla prefazione dell’allora Ministro della Pubblica Istruzione.
Da riga 19 della prima pagina del “curricolo”: “L’arte, la storia, la letteratura, le scienze, non sono che strade tracciate da uomini per capire, scoprire, conoscere questa realtà: per questo possono essere interessanti ed aiutare a scoprire il sé ed apprezzare l’altro. La difficoltà di questo percorso è data dal disagio che molti giovani vivono: le paure, le incertezze, la solitudine, l’idea di una vita vuota e senza senso, sono il sottofondo di quel malessere diffuso espressione di un eccesso di avere e di una carenza di essere. Quell’essere è ciò che siamo in connessione e continuità con le cose in cui crediamo, con i valori che riteniamo fondanti. La scuola deve essere in prima linea con la battaglia contro questo vuoto: un luogo dove si riconosce significato a ciò che si fa e dove è possibile la trasmissione dei valori che danno appartenenza, identità, passione.
Primo fra tutti il rispetto di sé e degli altri generato dalla consapevolezza che esiste un valore intangibile: la dignità di tutti e di ciascuno, nessuno escluso”.
Di seguito, all’inizio di pag, 3 del “curricolo”: “La nostra scuola deve essere luogo in cui nelle diversità e nelle differenze si condivide l’unico obbiettivo che è la crescita della persona”.
Condividiamo le considerazioni infra riportate dal testo del Ministero. Ci consentono di concludere che l’impostazione a suo tempo da noi scelta per  l’educazione alla pace basata sull’applicazione del rispetto per sé stesso e per gli altri (o “di sé e degli altri”, come dice il Ministro) e sulla necessità per ciascuno di approfondire gli studi per prepararsi a risolvere gli squilibri forieri di guerre, rientra nello spirito degli orientamenti ministeriali per i programmi dell’anno scolastico (2008 – 2009).
In proposito ci conforta ulteriormente il ricordo di un episodio occorso alle quinte classi di Borgo Tossignano e Sassoleone l’11 maggio 2007, quando insieme fummo ricevuti dal Vice Ministro della Pubblica Istruzione, che ci consentì di essere ammessi avanti il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, nell’occasione riunito per studiare provvedimenti contro il “bullismo”.
Al nostro cenno sull’opera che avevamo compiuto in favore della pace basata sul rispetto per sé stessi e per gli altri e al relativo Concorso sul tema “Il violento non è un uomo libero: libertà e pace ottenute con la violenza non sono duraturi”, quale appena svolto dagli alunni (era l’anno 2006 – 2007), nell’ambito del nostro VI Concorso a premi, seguì un lungo applauso da parte del Consiglio Superiore, chiaro segno di gradimento e incitamento a continuare. Per questo abbiamo continuato nel 2007-2008 e nel 2008-2009 mentre iniziano per le quinte classi di Castel del Rio, Borgo Tossignano e Casalfiumanese gli incontri preparatori per il Concorso 2009-2010.
Anche per questo confidiamo nella riuscita dell’opera di educazione alla pace che, per ottenere maggiore incisività, dovrebbe venire via via inquadrata in un ben definito piano di insegnamento, innanzitutto nelle scuole di istruzione primaria e media.
4.2 Proposta da sperimentare in almeno una classe.
Previa adeguata spiegazione agli studenti sulla necessità dell’educazione alla pace e del relativo concetto informatore basato sul rispetto per sé stesso e per gli altri, come fin qui trattato, l’insegnante propone agli alunni di individuare alcuni fatti e situazioni che possono presentarsi quotidianamente nell’ambito scolastico, negli ambienti famigliari e a contatto con la gente, situazioni che richiedono il ricorso al rispetto di sé stesso o degli altri, o di entrambi, ad evitare che si generino litigi, violenze e sorgano ombre a danno di quella serenità nella quale si ravvisano le condizioni di pace.
Individuati tali fatti e situazioni, con la guida degli insegnanti gli studenti cercano di individuare il comportamento da tenere in tali occasioni, annotandolo sul “Diario” per la verifica da parte del docente.
I genitori dovranno prenderne visione per essere coinvolti nel processo di miglioramento delle reazioni dei ragazzi di fronte a quotidiane evenienze, ad individuare le strategie migliori per placare gli animi, evitare scontri, convincere invece di aggredire, sostituire il dialogo allo scontro.
Parallelamente a quanto osservato per i fatti o situazioni interne, l’insegnante procederà all’analisi del comportamento da tenere con riguardo a fatti o situazioni esterne di particolare gravità, che possono esporre gli studenti a gravi rischi, e inviterà ad analoga annotazione sul “Diario”.
Gli studenti riusciranno così ad acquisire fra le proprie strutture mentali l’orientamento alla pace nell’impegno di adeguare le proprie azioni coerentemente con quanto annotato sul “Diario”: da un lato quale approccio all’ideale di pace, dall’altro quale occasione di vigile attenzione ai pericoli, anche ai più subdoli mascherati dal diritto di libertà, che in ogni luogo, in ogni momento, possono minacciare la loro integrità fisica e morale.
Attraverso un’azione di miglioramento dei reciproci comportamenti ottenibile secondo il metodo, ogni studente avrà maggior possibilità di esprimere le proprie peculiarità nei diversi campi e le caratteristiche che lo distinguono: se ben indirizzate, lo renderanno più qualificato per il raggiungimento degli scopi di pace comuni, a vantaggio di tutti, in particolare dei più deboli. L’adozione di note sull’educazione alla pace espresse nel “Diario” è stata suggerita da un’insegnante della Scuola Elementare “Cesare Zavoli” di Borgo Tossignano.
L’espletamento del Concorso a premi, nel caso della sperimentazione sopra indicata, sarebbe facilitato. Dagli elaborati in prosa, poesia (facoltativa) e disegno (finali) si potrebbero trarre indicazioni ancora più fondate per un futuro sviluppo.
4.3 Attuazione dell’VIII Concorso a premi per il 2008 – 2009 e del nono per il 2009-2010.
Il tema da noi assegnato(”Esponi come ti comporti in famiglia, a scuola, nel tempo libero per cercare la pace.”) favorisce una prima sperimentazione tramite il “Diario”, come da precedente punto 4.1.
L’attuazione richiedel’adesione degli insegnanti con eventuali osservazioni sul metodo da sperimentare rivolto al perfezionamento delle relazioni umane. Ci siamo rivolti agli insegnanti, ne abbiamo ottenuto l’adesione e abbiamo visitato le classi intessendo dialoghi sul tema che ha suscitato l’interesse e l’attenta partecipazione degli studenti
Quanto al criterio di premiazione, che verrà gestito dagli insegnanti in collegamento con questa Sezione, si farà riferimento principalmente al merito del singolo con riguardo a ciò che dimostra di aver recepito e al grado di acquisizione del contenuto educativo raggiunto. Anche questo rientra nel concetto informatore della sopra citata circolare ministeriale che tende al miglioramento del singolo studente nella sua realtà, primo passo per il risanamento della società. Il miglioramento del singolo renderà più efficiente l’insieme, sia quantitativamente, sia qualitativamente, a vantaggio di tutti, in particolare dei meno dotati che troveranno negli altri maggior rispetto, aiuto, sensibilità e accoglienza anche per il futuro. Un percorso lungo al quale crediamo di aver dato inizio nella Vallata del Santerno. D’altra parte a che cosa servirebbe stare alla finestra come purtroppo è accaduto una quarantina di anni addietro, nel 1968?
Quale altra iniziativa potrebbe essere più proficua, e per quali motivi?
Ringraziamo tutti gli interessati per l’attenzione e per gli eventuali suggerimenti.
S’intende che potranno partecipare al Concorso anche le classi nelle quali gli insegnanti non riterranno opportuno sperimentare il metodo indicato nel precedente punto 4.1, rinunciando all’ausilio del “Diario”.
Il tema previsto per l’attuale 9° Concorso dell’A.N.C.R., è: “Anch’io lavoro per la pace”.
 
PARTE QUINTA
ESTENSIONE EXTRASCOLASTICA DELL’OPERA DELL’ANCR RIVOLTA ALLA PACE.
5.1 Omaggio alla città di Filottrano.
Sulla estensione del pensiero, rivolto alla pace, della Sezione Valle Santerno al di fuori della Scuola si riporta il nostro ultimo messaggio, fra i tanti che in questi quindici anni abbiamo portato in tante città delle Regioni limitrofe, rivolto ad una città delle Marche, gemellabile, quanto a rovine prodotte dalla seconda guerra mondiale, con Tossignano: in particolare per la battaglia che colà si svolse dal 30 giugno al 9 luglio 1944 tra paracadutisti italiani della Divisione “Nembo”, facenti parte del Gruppo Italiano di Liberazione appoggiato da truppe Polacche, contro i paracadutisti tedeschi, per espugnare la difesa della via per Ancona e preparare lo sfondamento definitivo, che poi avvenne a Case Grizzano di Castel S. Pietro il 18 aprile 1945 per liberare Bologna (21 aprile 1945).
La consegna del messaggio di pace al Sindaco di Filottrano è avvenuta nel corso di una Cerimonia in Municipio, prima che la rappresentanza della nostra Sezione, costituita da ex combattenti e simpatizzanti, rendesse omaggio ai Caduti presso vari Monumenti della Città. Ecco il testo del messaggio.
“Ogni volta che, come oggi, rendiamo onore ai Caduti, talvolta proprio a coloro che combatterono fianco a fianco con noi, non possiamo evitare di esprimere alcune considerazioni delle quali vorremmo farvi parte per una comunità di intenti.
Il senso del dovere che tanti di noi, allora giovani, rese dapprima disponibili a sacrificarsi per la Patria, poi a ricostruire con tenacia ed instancabile lavoro la nostra Nazione, ci ha spronato e ci sprona ad impegnare le residue energie nell’opera di educazione alla Pace, per cercare di neutralizzare quella primitiva egoistica tendenza dell’uomo che è responsabile del cronico succedersi delle guerre e di crescente degrado dell’essere umano, generazione dopo generazione.
Le condizioni di normalità nelle relazioni tra i popoli non sembrano ottenibili neppure col dialogo tra i politici, tante sono le corali pretese dovute spesso a futili esigenze. Riteniamo che si possa pervenire alla Pace solo attraverso un lento, cosciente processo di maturazione delle coscienze che, partendo dai singoli, si sviluppi fino ad interessare e ad impegnare coloro che rappresentano le nazioni ai livelli decisionali: ciò quando si possa arrivare alla rinuncia di più di una pretesa da parte dei singoli ottenibile previo opportuno ridimensionamento dell’uomo, che si ritiene ormai onnipotente e signore.
Pensiamo che l’educazione alla Pace possa svilupparsi solo per una presa di coscienza della gente di fronte ai sempre più gravi, diffusi ed intollerabili pericoli per la vita, generati da squilibri di cui siamo causa: ciò facendo intravedere la reale possibilità di un riequilibrio ottenibile con il ricorso al rispetto dell’essere umano. L’educazione alla Pace in tal senso dovrebbe cominciare dalla famiglia, proseguendo e sviluppandosi a scuola per una nuova collaborazione tra genitori, insegnanti e studenti.
Il rispetto è un sentimento spontaneo che può essere alla portata di molti: sta nel riconoscere i diritti e la personalità degli altri come pari ai nostri e reciprocamente connessi.
È indispensabile riconoscere come preminente per tutti il diritto alla vita, il cui affermarsi non solo potrà concorrere ad evitare le stragi da sempre derivanti dalla guerra, ma anche quelle, ancor più pesanti, che quotidianamente si verificano nelle strade, nel lavoro, tra le mura domestiche, e dappertutto per la dipendenza dei deboli da droghe e vizi. Proviamo a sommare i numeri e ci meraviglieremo di non averci pensato prima.
L’esperienza in materia ci ha orientato ad operare per l’affermazione del diritto alla vita, presso i genitori, gli insegnanti, gli studenti, i bambini fin dalla scuola materna.
Riteniamo che la Pace si conquisti anteponendo l’attenzione alla superficialità, cercando di convincere i giovani ad impegnarsi più a fondo negli studi per essere poi in grado di risolvere col dialogo le cause di dissidio: sia tra le persone, sia tra i popoli.
Non perdiamo occasione per parlare confidenzialmente con la gente, troppo spesso resa insensibile e disorientata, per incoraggiarla ad operare a favore dell’educazione alla Pace, ciascuno nel rispetto di sé stesso e degli altri, unica garanzia per la tutela e la conservazione della vita. È ora di sveglia per tutti, anche per salvare la nostra civiltà!”
Dato al Sindaco della Città di Filottrano dagli ex combattenti e reduci della Sezione A.N.C.R. “Valle Santerno”, da Borgo Tossignano (BO), il giorno 7 del mese di settembre 2008.
5.2 Cariche della Sezione A.N.C.R. Valle Santerno
Le cariche attualmente coperte dopo l’assemblea della Sezione Valle Santerno del 14/02/2009, nella quale erano rappresentati n. 27 ex combattenti e n. 152 simpatizzanti, sono:
Consiglio Direttivo Combattenti
1)     Presidente                                  dott. ing. Gardi Giuliano
                                                     (Modena – Borgo Tossignano)
2)     Consigliere Vice Presidente    Geom. Ronchi Quartiero (Borgo Tossignano)
3)     Consigliere                                 Baldassarri Nino (Casalfiumanese)
4)     Consigliere                                 Dott. Donati Silvio (Argelato)
5)     Consigliere                                 Frascaroli Francesco (Tossignano)
6)     Consigliere                                 Poli Armando(Borgo Tossignano)
7)     Cons. Vice Presidente locale Morotti Giovanni (Fontanelice)
8)     Cons. Vice Presidente locale Fiorentini Carlo (Fontanelice)
Simpatizzanti organizzatori
1)     Porta bandiera                            Ferretti Adelmo (Riviera)
2)     Coordinatore capo                     Baruzzi Ledo (Borgo Tossignano)
3)     Coordinatore                               Biagi Graziano (Fontanelice)
4)     Coordinatore                               Capra Augusto (Fabbrica)
5)     Coordinatrice                              Caroli Irene (Borgo Tossignano)
6)     Coordinatore                               Costa Guido (Borgo Tossignano)
7)     Coordinatrice                               Menzolini M. Grazia (Borgo Tossignano e Imola)
8)     Coordinatrice                              Noferini Adriana (Borgo Tossignano)
9)     Coordinatore                               Topi Luigi (Borgo Tossignano)
       10)  Coordinatrice                                Tossani Lea (Imola)
       11) Coordinatrice                                Valli Luciana (Casalfiumanese)
 
AGGIORNATO AL 15/02/2010                                                                    
                                                                                                          Il Presidente
                                                                                               dott. ing. Giuliano Gardi       
 
Indirizzi e recapiti per l’ANCR:
Cellulare della Presidenza 347 0597580
A Modena   tel. 059 357584, fax 059 342877 (studio); tel. e fax
059 222348 (abitazione); e-mail egardi@avvgardi.191.it;
A Borgo Tossignano tel. 0542 91245, fax 0542 94484
   
 
 
 
 
 
 
 
La guerra è uno scontro distruttivo tra esseri umani armati, inteso a risolvere, con la violenza, situazioni e necessità della vita, che gli uomini non sono stati capaci di sistemare attraverso il dialogo in modo logico e secondo giustizia. In questo modo (logico e secondo giustizia) si dovrebbero dirimere le contese tra persone civili quali si potrebbero definire gli uomini di oggi, se avessero totalmente rinunciato al loro istinto selvaggio, ad esempio valendosi degli insegnamenti della lunga storia.